Ex Ilva, la battaglia dei lavoratori da Novi Ligure ad Alessandria
In corteo fino alla Prefettura per chiedere un incontro
In corteo dalla stazione di Alessandria a Palazzo Ghilini per chiedere un incontro al prefetto. Ad attraversare il centro del capoluogo di provincia sono lavoratori, Rsu e sindacati dell'ex Ilva di Novi Ligure. "La situazione che i dipendenti stanno vivendo dev'essere portata all'attenzione di tutti, perché l'ex Ilva non è solo Taranto. E a Novi - sottolinea Alberto Pastorello (Uilm Uil) - le conseguenze delle scelte interessano direttamente circa 550 lavoratori e le loro famiglie. Non dimentichiamo, poi, chi lavora nell'indotto". "Bene la decisione dei Commissari sulla non chiusura dei siti di Taranto e Genova, ma mancano pezzi per Novi Ligure pre e post cassa integrazione - aggiunge Maurizio Cantello (Fiom Cgil) - Ma, soprattutto, il nodo principale rimane il piano industriale". I lavoratori intanto si rivolgono direttamente - attraverso una lettera aperta - ai novesi. "La nostra è una battaglia vera per la difesa del posto di lavoro, della dignità e del futuro delle nostre famiglie. Un prezzo altissimo che ci troviamo a pagare non per nostra colpa, ma a causa di scelte politiche e industriali fallimentari. Tra le campate di questo stabilimento sono passate generazioni intere di novesi. Questa fabbrica non è un corpo estraneo, ma fa parte del nostro dna". Ecco perché la chiusura o il ridimensionamento diventa una questione che non riguarda unicamente chi varca i cancelli con la tuta da lavoro. "Lo stabilimento di Novi non è solo un capitolo di storia industriale. È e deve continuare a essere un pilastro fondamentale per l'intera industria ed economia piemontese e nazionale. La nostra battaglia è la battaglia di tutta Novi. Difendere il lavoro significa difendere la storia e il futuro della nostra città". Prima dell'arrivo in Prefettura, tappa del corteo nel cortile del vicino Comune.
B.Clarke--ThChM
