The China Mail - Immortali Rolling Stones, un'altra perla a 64 anni dal debutto

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Immortali Rolling Stones, un'altra perla a 64 anni dal debutto
Immortali Rolling Stones, un'altra perla a 64 anni dal debutto

Immortali Rolling Stones, un'altra perla a 64 anni dal debutto

In arrivo l'album "Foreign Tongues", un concentrato del loro mondo

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(di Paolo Biamonte) Che altro si può dire dei Rolling Stones? Cosa si può aggiungere di nuovo a quanto già detto, scritto, raccontato di questi incredibili sovrani del rock'n'roll che oggi, 64 anni dopo il loro debutto, producono un album che è tra le cose più belle realizzate dalla band da decenni a questa parte? "Foreign Tongues", che uscirà il 10 luglio, è il seguito ideale del già brillantissimo, e premiato, "Hackney Diamonds" del 2023 - probabilmente è un passo avanti - è un concentrato del mondo Stones: il blues di Chicago e quello acustico, i riff di chitarra, il rock rotolante di Chuck Berry e i groove rocciosi e saltellanti, le ballad. Aggiungete agli ingredienti la partecipazione di vecchi amici speciali come Paul McCartney e Steve Winwood, nuovi sodali come Chad Smith, il formidabile batterista dei Red Hot Chili Pepper e lo special guest a sorpresa Robert Smith, il leader carismatico dei Cure e, dopo l'ascolto, preparatevi ad assecondare la voglia di andare a un concerto dei Rolling Stones, fosse solo per ringraziarli di essere ancora dannatamente i Rolling Stones. A leggere le loro parole si capisce che parte del merito di questa esplosione creativa sia di Andrew Watt, produttore e musicista, che ha avuto l'ardire e la capacità di "bullizzare" (e ce ne vuole) Mick Jagger, Keith Richards e Ron Wood per fargli registrare questo album in tre settimane in uno studio di Londra: naturalmente questo è stato possibile perché c'erano almeno otto brani che erano rimasti fuori da "Hackney Diamonds" ma se per parlare del suo lavoro Ronnie Wood ha azzardato un paragone con Jimmy Miller, il venerato produttore di capolavori assoluti come "Begar's Banquet" "Let It Bleed", "Sticky Fingers" ed "Exile On Main St", si può capire la portata del lavoro. Finora il pubblico ha ascoltato due brani di Foreign Tongues: "Rough and Twisted", clamoroso omaggio al blues di Muddy Waters ed Elmore James pubblicato con il nome The Cockroaches (le blatte, uno scherzo nei confronti dei Beatles?) e "In The Stars", singolo super orecchiabile a base di riffoni di chitarre, cori in falsetto e il groove implacabile della ritmica formata da Darryl Jones al basso e da Steve Jordan, l'uomo indicato dal compianto Charlie Watts per occupare il suo posto dietro alla batteria. Domani uscirà il terzo singolo e ultima anticipazione prima della pubblicazione di "Foreign Tongues": si intitola "Jealous Lover" e ricorda tanto le atmosfere di "Black and Blue": qui alla band si aggiunge all'organo e al piano elettrico Stevie Winwood, uno dei nomi più insigni della nobiltà rock inglese che suona in nove dei 14 brani dell'album. Si parlava prima di Charlie Watts: grazie al tecnologico ripescaggio di una vecchia registrazione c'è lui a suonare la batteria in "Hit Me In The Head", un up tempo sporco e cattivo. Tornando invece agli ospiti, in "Covered In You" si rivede e si risente al basso Sir Paul McCartney, un brano con un ritornello super orecchiabile e strofe toste che si portano dietro gli echi di "Miss You". E' difficile non pensare a quel giorno del 1963 in cui John Lennon e Paul McCartney, di ritorno da una festa, scrissero per gli Stones chiusi in studio, "I Wanna Be Your Man" la prima canzone originale mai pubblicata dalla band. Non si conoscevano e non si erano mai incontrati prima gli Stones e Robert Smith che era nello stesso studio i giorni in cui registravano Jagger e compagni: ci sono la voce di Smith nei cori e la sua chitarra ritmica nel rock rotolante alla Chuck Berry di "Divine Intervention" e nel funkeggiante "Never Wanna Lose You". In "Foreign Tongues" i Rollimng Stones tornano a fare una cover: è "You Know I'm No Good" di Amy Whinehouse, che se n'è andata purtroppo troppo presto e inevitabilmente prima che Jagger e Richards riuscissero a coinvolgerla in un progetto discografico. La scaletta è completata da "Mr Charm", un groove con cassa in quattro bluesy e riff che più Stones Richards e Wood non si può, "Some of us", cantato da Keith, uno dei più grandi tra i non cantanti, "Side Effects" un medium tempo con un riff sghembo, "Back in your life", una ballad con un grande assolo di Ronnie Wood dedicato a Brian Wilson e Sly Stone ballatona, e due blues acustici, "Ringin Hollow", che ricorda "Dead Flowers" e la conclusiva "Beautiful Delilah" che fa pensare ai primi giorni degli Stones, quando i cinque ragazzi erano convinti che suonare in una band volesse dire soltanto suonare il Blues.

J.Thompson--ThChM