The China Mail - Il tumore ovarico colpisce 52mila italiane, per l'80% diagnosi tardive

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Il tumore ovarico colpisce 52mila italiane, per l'80% diagnosi tardive

Il tumore ovarico colpisce 52mila italiane, per l'80% diagnosi tardive

Sono oltre 5.400 i nuovi casi l'anno, in arrivo nuove terapie a base di anticorpi

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In Italia 52mila donne vivono con una diagnosi di carcinoma dell'ovaio. Otto su dieci, al momento della diagnosi, presentano una malattia già in fase avanzata e vengono sottoposte a un intervento chirurgico, seguito da una chemioterapia. La sopravvivenza a 5 anni si aggira intorno al 43%. Ma sono in arrivo nuove possibilità di trattamento anche grazie a anticorpi farmaco-coniugati. A fare il punto l'evento scientifico FOLight: Discovering new frontiers in Ovarian Cancer, in corso a Sorrento per discutere sulle ultime prospettive di trattamento. Il tumore ovarico ogni anno in Italia fa registrare più di 5.400 nuovi casi. "Tra quelli ginecologiciè il più insidioso e il settimo più diagnosticato tra le donne di tutto mondo - sottolinea Sandro Pignata, direttore Uoc Uro-ginecologia Int-Irccs Fondazione Pascale di Napoli -. Si caratterizza per una forte aggressività e non presenta sintomi specifici. Questo rende ulteriormente più difficili le già limitate possibilità di cura. Di solito il trattamento consiste in un primo intervento chirurgico a cui seguono cicli di chemio a base di platino. La neoplasia tende però a recidivare nel 70% dei casi di stadio III e IV e cioè quando è diffusa ad altri organi. La resistenza ai farmaci tradizionali è molto frequente". Le uniche terapie innovative finora disponibili sono state riservate solo ad alcune categorie di pazienti e solo nelle prime fasi della malattia. "Il recente arrivo degli anticorpi farmaco-coniugati diretti su nuovi biomarcatori, presenti in uno specifico setting di pazienti, rappresenta una svolta importante - aggiunge Anna Fagotti, direttrice Uoc Carcinoma Ovarico della Fondazione Gemelli Ircss -. Devono essere al più presto rese disponibili in Italia". Mirvetuximab soravtansine, infatti, è stato autorizzato a livello europeo a fine del 2024. Ha dimostrato di ritardare la progressione della malattia e aumentare la sopravvivenza con meno tossicità. Indispensabile per il ricorso alla terapia è stata l'identificazione di un nuovo biomarcatore, il recettore dei folati (FRα). Si calcola sia overespresso in circa 50% di tutte le pazienti". "Gli anticorpi farmaco-coniugati - afferma Ilaria Bellet, presidente Acto Italia - Alleanza contro il Tumore Ovarico - stanno cambiando le prospettive per molte pazienti: bisogna renderli disponibili in modo tempestivo e omogeneo sul territorio". "Da anni siamo impegnati in ambito onco-ematologico utilizzando sempre le tecnologie più avanzate con l'obiettivo di sviluppare terapie che abbiano un impatto significativo sulla vita dei pazienti", conclude Fabrizio Greco, amministratore delegato AbbVie Italia.

F.Brown--ThChM