Nel mondo meno della metà dei bambini è allattato in modo esclusivo
In Italia il 48% fino a 2-3 mesi. Indagine Oms-Unicef presentata all'Iss
L'allattamento esclusivo è ancora troppo poco adottato nel mondo, Italia compresa. E' quanto emerge dall'indagine della rete internazionale che riunisce i coordinamenti nazionali dell'iniziativa Oms-Unicef 'Baby-friendly Hospital Initiative' (Bfhi), presentata a Roma durante il tredicesimo incontro del Bfhi Network, in corso fino a domani all'Istituto Superiore di Sanità. L'incontro riunisce delegazioni da tutto il mondo per fare il punto sull'attuazione della Baby-friendly Initiative negli ospedali, nelle unità neonatali e nei servizi di comunità. Realizzata in 28 Paesi in quattro continenti, l'indagine indica che l'allattamento esclusivo dalla nascita alla dimissione negli ospedali si ferma al 49,1%, il valore medio più basso nei 16 anni di rilevazione, e a sei mesi scende al 22,6%. In Italia, secondo la Sorveglianza bambine e bambini 0-2 anni coordinata dall'Iss, nel 2025 l'allattamento esclusivo ha riguardato il 48,2% dei bambini e delle bambine a 2-3 mesi e il 39,3% a 4-5 mesi, con valori più bassi nel Sud rispetto al Centro-Nord. Rispetto al 2022 la prevalenza a 4-5 mesi è aumentata (39,3% contro 30%). Resta stabile, al 13%, la quota di bambini e bambine che non hanno mai ricevuto latte materno. "Ospitare questo incontro all'Iss ha un significato particolare in un momento in cui l'Italia, con il nuovo Piano nazionale della prevenzione, ha inserito i percorsi Baby-friendly tra gli obiettivi che ogni Regione è chiamata a raggiungere", osserva Angela Giusti, co direttrice del Centro Collaboratore Oms per la promozione dell'allattamento e la prevenzione dell'obesità infantile dell'Iss. "I dati raccolti dalla rete - prosegue - mostrano che quasi nove famiglie su dieci avviano l'allattamento, ma molte non riescono a proseguirlo come desiderano. Il sostegno competente dei servizi, in ospedale e poi nel territorio, è necessario ma non sufficiente: la durata dell'allattamento dipende anche, e in larga misura, da contesti che lo rendano possibile, sanitari e non, come i luoghi di lavoro, le politiche per la genitorialità, gli spazi pubblici e la protezione dalle pratiche di commercializzazione dei sostituti del latte materno".
S.Wilson--ThChM