Vista su Venere una cavità di origine vulcanica
Identificato tubo di lava del diametro di un chilometro
L'Università di Trento ha dimostrato l'esistenza di un "tubo di lava svuotato nel sottosuolo del pianeta": è la prima volta che viene accertato questo fenomeno, già noto per Marte e per la Luna. Il risultato del progetto finanziato dall'Agenzia spaziale italiana è stato pubblicato dalla rivista scientifica Nature Communications. L'identificazione è stata resa possibile attraverso l'analisi di dati radar: le prossime missioni, informa una nota dell'Università di Trento, "potrebbero confermare la presenza di altre cavità sotterranee grazie a radar di nuova generazione". La superficie e la geologia di Venere sono state in gran parte plasmate da intensi processi vulcanici: "Le nostre conoscenze sono ancora limitate e, fino a oggi, non abbiamo mai avuto l'opportunità di osservare direttamente i processi che avvengono sotto la superficie del 'pianeta gemello' della terra", ha commentato Lorenzo Bruzzone, coordinatore della ricerca e professore ordinario di Telecomunicazioni e responsabile del Remote sensing laboratory presso il dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'informazione. "L'identificazione e la prova dell'esistenza di una cavità di origine vulcanica assumono una particolare importanza e permettono di verificare le teorie che per molti anni ne hanno soltanto ipotizzato l'esistenza - ha insistito Bruzzone - Questa scoperta contribuisce a una comprensione più profonda dei processi che hanno plasmato l'evoluzione di Venere e apre nuove prospettive per lo studio del pianeta". Le analisi hanno rivelato l'esistenza di un grande condotto sotterraneo nella regione di Nyx Mons, il rilievo geologico che prende il nome dalla dea greca della Notte. La struttura è stata interpretata come un possibile tubo di lava (pirodotto), con un diametro stimato di circa un chilometro, uno spessore del tetto di almeno 150 metri e che si estende nel sottosuolo per una profondità di almeno 375 metri.
B.Chan--ThChM