The China Mail - Hiroshima 80 anni dopo, l'incubo atomico al cinema

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Hiroshima 80 anni dopo, l'incubo atomico al cinema
Hiroshima 80 anni dopo, l'incubo atomico al cinema

Hiroshima 80 anni dopo, l'incubo atomico al cinema

Da Kubrick a Oppenheimer, fino al nuovo progetto di Cameron

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(di Giorgio Gosetti) A ottant'anni dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, il 6 e il 9 agosto 1945, la memoria di quell'immane olocausto rimane incisa nella memoria collettiva e per decenni è stato il maggiore deterrente a qualsiasi opzione nucleare, passando per le notti di paura dell'America al tempo della presidenza Kennedy e per il trattato per la deterrenza firmato da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov nel 1987. Già quattro anni prima, dopo aver visto il film tv "The Day After" di Nicholas Meyer, Reagan scriveva: "Si tratta di un'opera efficacissima, che mi ha lasciato molto depresso [...] dal canto mio, mi ha convinto a fare tutto il possibile per non avere mai una guerra nucleare". È un'evidente conferma di quanto il cinema, in questi stessi ottant'anni, abbia contribuito sia alla memoria dell'orrenda tragedia che colpì il Giappone, sia alla coscienza collettiva che rigetta, a ogni latitudine, l'idea di una nuova esplosione nucleare. Ma di armi atomiche si continua a parlare, dalla Russia all'Iran e l'incubo non è stato mai cancellato. Il primo film sull'olocausto nucleare è un documentario del 1946, "The Effects of the Atomic Bomb on Hiroshima and Nagasaki", girato da Sueo Ito, seguito quattro anni dopo dal film "Le campane di Nagasaki" di Hideo Oba. La memoria di quel giorno è specialmente viva fin da subito nel cinema (e nella società) giapponese, tanto che l'esperto regista della Toho, Kaneto Shindo, le dedica nel 1952 "I bambini di Hiroshima", mentre l'anno dopo è la volta di "Hiroshima" di Hideo Sekigawa. Anche l'America fa presto i conti con la fatale decisione del presidente Truman di sganciare le due bombe ed è Norman Taurog a documentare i drammatici momenti della scelta nel 1947 con la docu-fiction "La morte è discesa a Hiroshima". Sono però due artisti europei, Marguerite Duras e Alain Resnais, a trasformare nel 1959 il fatto storico in monito all'umanità con "Hiroshima Mon Amour", un'opera che sconvolge la coscienza civile fin dalla prima presentazione al Festival di Cannes e che annoda nel segno della memoria l'incontro tra un architetto giapponese e un'attrice francese, testimoni delle "morti inutili" tra la Francia occupata e il Giappone messo in ginocchio dalla sconfitta. Già nel 1954 però l'incubo atomico si era incarnato in un mostro mutante creato dalle radiazioni. È "Godzilla", nel film di Ishiro Honda prodotto dalla Toho di Tomoyuki Tanaka che raccontò di avere avuto l'idea sorvolando l'isola di Bikini dove un nuovo test nucleare americano aveva colpito un peschereccio giapponese. "Immaginavo Godzilla - avrebbe raccontato Jun Fukuda, uno dei registi dell'infinita serie di sequel dell'originale (33 solo in Giappone) - come la personificazione della violenza e dell'odio per l'umanità, poiché fu creato dall'energia atomica. Portò in sé questa ira a causa delle sue origini. È come un simbolo della complicità umana nella sua distruzione. Il mostro non ha emozioni, è un'emozione". Dieci anni dopo il genio di Stanley Kubrick trasforma la paura della bomba nella feroce satira del "Dottor Stranamore" con Peter Sellers. Siamo nel pieno della Guerra Fredda, ma il monito di Hiroshima risuona anche in un racconto di genere come "Frankenstein alla conquista della terra" del veterano Ishiro Honda. Passano altri dieci anni e nel 1974 ecco l'appassionato "Hiroshima 28" girato dal regista hongkonghese Kong Lung, dedicato alle vittime di seconda generazione e concepito come una cruda critica sociale nell'anniversario della tragedia. Ci vorrà ancora tempo perché il cinema riporti lo sguardo sulle due città martiri. Se il successo del manga "Gen a Hiroshima" si traduce in tre live-action e due celebri "anime" di Mori Masaki con l'orrore narrato dal ragazzino di "Gen a piedi nudi" (1983), sono due maestri come Shoei Imamura ("Pioggia nera", 1989) e Akira Kurosawa ("Rapsodia in agosto", 1991) a rileggere quei giorni trasformandoli in un inno alla pace, mentre Hollywood fornisce solo un edulcorato racconto del "Progetto Manhattan" firmato da Roland Joffé con Paul Newman ("L'ombra dei mille soli", 1989). Con la fine del secolo l'olocausto nucleare prende due diverse linee di racconto: l'indagine documentaria avviata nel 1995 con il docu-film "Hiroshima", di Koreyoshi Kurahara e Roger Spottiswoode, seguita da almeno 6 inchieste filmate dopo il 2010, suscitate anche dal disastro della centrale nucleare di Fukushima. Sul fronte opposto ci si concentra sui protagonisti del "Progetto Manhattan", il trust di scienziati che, rispondendo all'allarme di Einstein del 1939 sul pericolo dell'arma atomica creata dai nazisti, si mise al servizio del governo americano per creare l'arma della distruzione finale. Del gruppo, coordinato dal generale Leslie Groves con la direzione scientifica di Robert Oppenheimer, faceva parte anche l'italiano Enrico Fermi di cui si narra ne "I ragazzi di Via Panisperna" diretto da Gianni Amelio nel 1988. La loro prima bomba, il test "Trinity", esplose nel New Mexico il 16 luglio 1945. È la storia meticolosamente documentata da Christopher Nolan in "Oppenheimer" del 2023. Ma i fantasmi di Hiroshima continuano a torturarci e mentre James Cameron annuncia un film-verità intitolato "Ghosts of Hiroshima", l'americano Brandon Walker ne ha già fatto un horror movie dallo stesso titolo. Negli anni tutta la cultura, dai fumetti alle canzoni, da John Lennon agli U2, fino agli italiani Nomadi ("Il pilota di Hiroshima") non ha dimenticato il fatale 6 agosto 1945.

Hiroshima 80 anni dopo, l'incubo atomico al cinema

J.Thompson--ThChM