The China Mail - Il cinema femminile in Iran, tra resistenza e libertà

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Il cinema femminile in Iran, tra resistenza e libertà
Il cinema femminile in Iran, tra resistenza e libertà

Il cinema femminile in Iran, tra resistenza e libertà

Arriva in sala per l'8 marzo 'Scalfire la roccia' di di Mohammadreza Eyni e Sara Khaki

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L'ultimo pezzo di Giorgio Gosetti, critico cinematografico e firma dell'ANSA, scomparso stamattina a Roma, è nel segno della sua storia, dell'amore per il cinema, dello sguardo largo sul mondo, dell'attenzione alle diverse sensibilità. (di Giorgio Gosetti) Nella ricorrenza in cui si festeggia ormai per tradizione l'orgoglio femminile nella giornata delle donne, una coraggiosa distribuzione indipendente (Wanted Cinema) porta nelle sale il film di Mohammadreza Eyni e Sara Khaki "Scalfire la roccia". Lo chiamano film della realtà, ma è proprio il suo essere totalmente vero, a fare della storia di Sara Shahverdi un racconto emozionante e terribilmente attuale. Iraniana, 37 anni, motociclista, ex ostetrica e da poco divorziata, Sara si conquista il favore delle donne di una cittadina dell'entroterra persiano quando decide di candidarsi al consiglio comunale. Contro ogni pronostico vince con una valanga di voti, nonostante il maschilismo conservatore che detta legge al villaggio e le sue proposte tanto rivoluzionarie quanto normali. Per lei le donne hanno il diritto di andare in moto, di esprimere le proprie idee, di rifiutare la legge non scritta delle "spose bambine". Ovviamente tutto congiura contro di lei, ma ci vuole ben altro per una donna forte come una roccia e tanto indomita quanto abile nell'aggirare i vincoli della censura e della legge morale della teocrazia iraniana. Opera prima, vincitore all'ultima edizione del Sundance Festival, visto in anteprima italiana a Giffoni e adesso candidato all'Oscar, "Scalfire la roccia" è un film emblematico per la festa della donna quando l'Iran è attraversato dai venti della guerra poco dopo la violenta repressione della protesta popolare e diventa il simbolo di tutta una cinematografia che in questi anni ha spesso provato a dar voce alla realtà femminile che la mano forte del regime iraniano si sforza in ogni modo di far tacere. La storia delle donne nel cinema iraniano parte da lontano e riguarda sia grandi artiste da tempo in esilio come Shirin Neshat con le sue indimenticabili gallerie fotografiche o come Marjane Satrapi che si è raccontata nei fumetti satirici e nel film "Persepolis" (2007), ormai diventato di culto. Ma se un'attrice applaudita in tutto il mondo come Golshifteh Farahani è diventata all'estero il volto più riconoscibile della libertà femminile fin dalla commedia di Bahman Ghobadi "Half Moon" (2006) ambientato nel Kurdistan iraniano, si può risalire al 2000 quando il regista Jafar Panahi racconta i destini di un gruppo di detenute in carcere con "Il cerchio" e vince a sorpresa il Leone d'oro alla Mostra di Venezia. Panahi dedicherà spesso poi le sue storie alle donne come nel divertente "Offside" del 2006 che le mostra impegnate a ottenere il diritto di assistere a una partita di calcio, mentre il suo collega Asghar Farhadi si concentrerà sulle dinamiche della coppia in due capolavori come "Una separazione" (2011) o "Il cliente" (2016), entrambi vincitori all'Oscar. Se però parliamo di donne iraniane oggi, il ricordo più intenso e vivido va a "Leggere Lolita a Teheran" di Eran Riklis (girato quasi interamente a Roma per non incorrere nella censura) e tratto nel 2024 dal bestseller di Azar Nafisi. In verità i titoli sarebbero anche più numerosi se guardiamo ai documentari come il recente "Noi donne iraniane" del 2003 o "Women for Iran" diretto lo scorso anno da Sara Hourngir e anch'esso coprodotto con l'Italia. O ancora il bellissimo "Radiografia di una famiglia" che la regista Firouzeh Khosrovani ha diretto attingendo alla sua memoria familiare prima di firmare nel 2025 "Past Future Continuous" che si è visto alle Giornate degli Autori grazie alla coproduzione italiana di Zalab. Se infine vogliamo fissare un ideale punto di partenza in questa sommaria filmografia del coraggio femminile nell'Iran di appena ieri (dopo la rivoluzione khomeinista del 1979), allora è d'obbligo riferirci a Samira Makhmalbaf, la prima regista persiana applaudita in Occidente, che tra il 1998 e il 2000 con "La mela" e "Lavagne" racconta il mondo chiuso e l'anelito di libertà di ogni donna quando reclama il suo giusto posto nel mondo. In tutti questi casi colpisce la vitalità e la forza di un cinema capace di raccontare la realtà in presa diretta, senza artifici né retorica, ma sempre capace di stupire ed emozionare con il vivido realismo dei personaggi e delle storie in cui - al contrario di ciò che spesso vediamo nelle news che arrivano da Teheran - le donne non sono solo vittime, ma eroine del quotidiano.

C.Smith--ThChM