The China Mail - Robert Levin, 'il mistero di Mozart ci osserva e sa entrare dentro di noi'

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Robert Levin, 'il mistero di Mozart ci osserva e sa entrare dentro di noi'
Robert Levin, 'il mistero di Mozart ci osserva e sa entrare dentro di noi'

Robert Levin, 'il mistero di Mozart ci osserva e sa entrare dentro di noi'

Il manoscritto trovato in Francia ''è una scoperta emozionante''

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(di Luciano Fioramonti) Robert Levin parla di Mozart svelando un mondo affascinante. L'occasione è il recente ritrovamento a Parigi nella Biblioteca nazionale di Francia di una partitura di 44 pagine per flauto e arpa del 1778 che è stata eseguita in prima mondiale domenica scorsa e trasmessa da Radio France. Con il pianista e musicologo americano, massimo esperto del compositore, il discorso si allarga alla sua ricostruzione dell' Amen del Requiem divenuta dal 1991 edizione di riferimento, alla tecnica compositiva del genio di Salisburgo e al segno che ha lascito nella storia della musica. ''La scoperta del manoscritto è emozionante - dice all' ANSA Levin, in questi giorni a Cortona ospite del Nume Festival & Academy -. Dalla fotografia di due pagine ho capito subito che si tratta di Mozart, ad esempio per il segno che indica la mano destra e la mano sinistra del pianoforte. Nessuno avrebbe potuto falsificarlo''. Il manoscritto è chiaramente collegato al Duca di Guînes che gli aveva commissionato un concerto per flauto ed arpa. ''Non è tutta musica di Mozart. In parte si tratta di materiale con cui insegna composizione alla giovane arpista. Alcune cose le scrive lei. Come sia scomparso e riapparso è una storia molto affascinante''. Dopo aver lavorato così a lungo e in profondità su Mozart che cosa ha capito di lui? 'La sua musica sembra avere un'aura innocente, semplice, priva di pretese ma è estremamente complessa. Mozart per la musica è ciò che Shakespeare è per la letteratura. ha un genio straordinario nel caratterizzare i personaggi. Osserva come le persone respirano, parlano, soffrono, ridono. Comprende ogni aspetto della natura umana. Permette a ogni personaggio delle sue opere di comunicare direttamente con il pubblico in una identificazione profonda. In un sestetto di Mozart sei persone cantano un testo diverso. E la musica è diversa per ciascuna di loro perché sono sei individui differenti. Chi altro riesce a fare una cosa simile? È incredibilmente difficile''. I suoi concerti per pianoforte ''sono opere senza parole. Mozart è un osservatore, non giudica mai i suoi personaggi perché anche le persone peggiori restano esseri umani. E hanno caratteristiche che possono parlare a tutti noi. Per me questo è il grande mistero di Mozart: la capacità di osservare e di raggiungerci direttamente''. Quando è stato difficile ricostruire un' opera monumentale come il Requiem? ''Nel suo ultimo anno di vita Mozart sta lavorando al Flauto magico e a La clemenza di Tito quando gli arriva la commissione per una Messa da Requiem dal conte Franz von Walsegg. Mozart accetta, conclude le opere in corso prima di passare al Requiem ma viene colpito dalla malattia e muore''. Se la moglie Costanze non avesse consegnato la partitura completa avrebbe dovuto restituire la metà del compenso già ricevuto dal marito e dovette chiedere aiuto a varie persone. Il compositore Joseph Eybler cominciò a lavorare sul manoscritto ma arrivato al Lacrimosa mollò spiegando di ''non avere l'immaginazione e il genio necessari''. Constanze si rivolge a Franz Xaver Süssmayr, l' assistente di Mozart che gli era stato accanto fino all ultimo, e afferma di avergli consegnato alcuni foglietti con musica scritta da Mozart, uno dei quali con l'inizio di una fuga sul testo Amen. ''Questa fuga non compare nella versione di Süssmayr. E qui veniamo a come io sono entrato in questa vicenda. Nel 1987, Helmuth Rilling, grande direttore d'orchestra, in una masterclass a Stoccarda sul Requiem mi chiese di esaminare le varie versioni tentate per completarlo. Parlai dei foglietti sparsi riferiti da Constanze, uno dei quali ritrovato nel 1962 e ricordai che quando ero studente ad Harvard il direttore mi parlò di questo soggetto di fuga sull' Amen ritrovato e mi aveva chiesto di completarla''. Levin rifiutò ma in seguito il direttore d'orchestra Hans Swarowsky gli disse che per suonare i concerti per pianoforte di Mozart bisogna improvvisare suggerendogli di ascoltare il pianista austriaco Friedrich Wührer. ''Rimasi letteralmente sbalordito. Non avevo mai sentito niente di simile. Capii che se volevo improvvisare nello stile di Mozart dovevo prima essere capace di comporre nel suo stile. Questa era un'opportunità e decisi di completare la fuga. Da quel momento iniziai a interessarmi alla musica incompiuta di Mozart. Esistono più di centoquaranta inizi di composizioni lasciate incompiuti''. Nella famosa masterclass di Stoccarda Levin fece ascoltare al pianoforte la sua fuga realizzata da studente e tre settimane dopo fu convocato da Helmut Rilling, direttore della Bachakademie che gli propose di farne una nuova per il 1991, Anno Mozartiano. Levin declinò ma Rilling continuò a pressarlo fino a convincerlo. ''Per me era fondamentale tenere conto della tradizione del Requiem. cambiare il meno possibile. Esistono dettagli stilistici specifici del modo in cui Mozart scrive la musica sacra, diverso dalle opere liriche o i quartetti per archi. Così ho studiato moltissime opere, esaminato manoscritti cercando di capire il più possibile il suo modo di pensare. L' obiettivo non è inventare qualcosa di nuovo ma evitare qualsiasi dettaglio che non si trovi in un'opera autentica''. Nell'agosto del 1991 arrivò la prima esecuzione mondiale. ''Sapevo che il pubblico tedesco non si entusiasma apertamente. Quando Rilling mi fece sul palco ero nel panico: scoppiò il pandemonio, iun'esplosione di entusiasmo''. Una decina di anni dopo Rilling gli chiese di completare anche La Messa in do minore per l'anno mozartiano 2006. La prima mondiale fu alla Carnegie Hall nel 2005. Levin indica un'altra caratteristica che rende Mozart unico: ''Riesce a far percepire dall'interno l'architettura della musica, come le cose si svilupperanno nei suoni tanto quanto nelle parole. Mio padre mi diceva che alla fine di un concerto per pianoforte vorresti che la musica continuasse per sempre. Mozart ripropone quel passaggio che ti è piaciuto e quando pensi che sia tutto concluso, lo fa tornare perché sa che è proprio ciò che desideri. Possiede questa capacità incredibile di entrare in contatto con le persone, di far sì che desiderino esattamente ciò che lui ha deciso che accadrà'' .

N.Wan--ThChM