The China Mail - Dazi USA-Cina: lezioni storiche

USD -
AED 3.672984
AFN 63.999525
ALL 81.357903
AMD 360.07019
ANG 1.789785
AOA 918.000066
ARS 1550.750027
AUD 1.436018
AWG 1.8025
AZN 1.696475
BAM 1.749538
BBD 2.014491
BDT 124.528133
BGN 1.747831
BHD 0.377303
BIF 3000
BMD 1
BND 1.281242
BOB 12.077109
BRL 5.497297
BSD 1.000179
BTN 94.816173
BWP 13.835763
BYN 2.972269
BYR 19600
BZD 2.011629
CAD 1.40076
CDF 2312.503075
CHF 0.82095
CLF 0.024948
CLP 981.8702
CNY 6.670599
CNH 6.669925
COP 3252.07
CRC 453.886752
CUC 1
CUP 24.004938
CVE 98.902943
CZK 21.75285
DJF 177.720198
DKK 6.677815
DOP 60.750079
DZD 135.979033
EGP 55.3104
ERN 15
ETB 164.160301
EUR 0.89345
FJD 2.250303
FKP 0.745229
GBP 0.745529
GEL 2.60018
GGP 0.745229
GHS 11.674958
GIP 0.745229
GMD 74.000345
GNF 8829.999687
GTQ 7.64648
GYD 209.660034
HKD 7.84695
HNL 26.882427
HRK 6.76901
HTG 131.102375
HUF 325.900501
IDR 18125.4
ILS 3.162697
IMP 0.745229
INR 94.779251
IQD 1515
IRR 1883408.499293
ISK 121.680286
JEP 0.745229
JMD 158.643546
JOD 0.709001
JPY 158.723032
KES 129.91959
KGS 87.449902
KHR 4086.000487
KMF 440.999772
KPW 899.999961
KRW 1345.179951
KWD 0.31152
KYD 0.833527
KZT 452.670185
LAK 22525.000037
LBP 89550.000466
LKR 332.77574
LRD 170.449769
LSL 16.629969
LTL 2.95274
LVL 0.60489
LYD 6.425015
MAD 9.825018
MDL 18.093747
MGA 4540.656588
MKD 54.987224
MMK 2099.543828
MNT 3601.136904
MOP 8.083013
MRU 40.275003
MUR 47.298905
MVR 15.454973
MWK 1736.000084
MXN 18.838402
MYR 4.0776
MZN 63.909769
NAD 16.62982
NGN 1342.96975
NIO 36.81009
NOK 9.283965
NPR 151.705877
NZD 1.78296
OMR 0.384495
PAB 1.000358
PEN 3.4615
PGK 4.486924
PHP 63.613011
PKR 276.650422
PLN 3.94365
PYG 5974.621946
QAR 3.646073
RON 4.773703
RSD 105.124015
RUB 81.673212
RWF 1476
SAR 3.764539
SBD 8.058206
SCR 13.965602
SDG 601.487821
SEK 9.794005
SGD 1.281485
SHP 0.745545
SLE 22.910222
SLL 20969.504398
SOS 571.501015
SRD 37.541972
STD 20697.981008
STN 22.295
SVC 8.752125
SYP 13001.999685
SZL 16.640152
THB 33.786503
TJS 9.191837
TMT 3.51
TND 3.00575
TOP 2.40776
TRY 49.996899
TTD 6.780571
TWD 32.816017
TZS 2643.995028
UAH 45.664104
UGX 4225.799382
UYU 40.208782
UZS 11927.721621
VES 890.0366
VND 25766
VUV 118.901474
WST 2.774695
XAF 586.064624
XAG 0.020125
XAU 0.000254935552
XCD 2.70255
XCG 1.802576
XDR 0.707052
XOF 586.064624
XPF 107.050042
YER 236.174976
ZAR 16.626603
ZMK 9001.207307
ZMW 20.269255
ZWL 321.999592
SSP 5745.200537
MXV 2.121021

Dazi USA-Cina: lezioni storiche




La nuova ondata di dazi commerciali tra Stati Uniti e Cina, iniziata nel 2025 sotto la presidenza di Donald Trump, ha riacceso il dibattito sulle guerre commerciali e i loro effetti. Con tariffe che raggiungono il 145% sulle importazioni cinesi e contromisure di Pechino al 125% su prodotti americani, l’economia globale trema. Ma cosa ci insegna la storia sulle guerre dei dazi? Questo articolo analizza le esperienze passate per comprendere le possibili conseguenze del conflitto attuale.

Le guerre commerciali non sono una novità. Uno degli esempi più noti è la tariffa Smoot-Hawley del 1930, quando gli Stati Uniti imposero dazi fino al 60% sulle importazioni per proteggere l’industria interna durante la Grande Depressione. Il risultato fu disastroso: il commercio globale crollò del 66% tra il 1929 e il 1934, aggravando la recessione. I partner commerciali, come Canada ed Europa, risposero con dazi retaliatori, riducendo le esportazioni americane del 61%. La lezione fu chiara: i dazi protezionistici, se non calibrati, possono amplificare le crisi economiche anziché risolverle.

Un caso più recente è la guerra commerciale USA-Cina del 2018-2019, durante il primo mandato di Trump. Gli Stati Uniti imposero tariffe fino al 25% su 360 miliardi di dollari di beni cinesi, mentre Pechino rispose con dazi su 120 miliardi di dollari di prodotti americani, colpendo soprattutto l’agricoltura. Gli effetti furono misti: negli Stati Uniti, i consumatori pagarono 40 miliardi di dollari in più all’anno per beni importati, e gli agricoltori persero 12 miliardi di esportazioni, costringendo il governo a stanziare sussidi per 28 miliardi. Tuttavia, alcune industrie, come quella dell’acciaio, videro una crescita temporanea del 10% nell’occupazione. In Cina, l’export verso gli USA diminuì del 13%, ma Pechino accelerò la diversificazione commerciale, rafforzando i legami con l’Asia e l’Africa.

La storia evidenzia tre lezioni principali. Primo, i dazi aumentano i costi per i consumatori. Nel 2018, i prezzi di beni come elettronica ed elettrodomestici negli Stati Uniti crebbero del 3-5%, un fenomeno che si ripete oggi con un aumento del 4,2% nei prezzi dei prodotti cinesi nel 2025. Secondo, le catene di approvvigionamento globali soffrono: durante la guerra del 2018, il 30% delle aziende multinazionali ha dovuto riorganizzare le proprie filiere, un processo costoso che si sta ripetendo, con ritardi nelle consegne di componenti elettronici stimati al 20%. Terzo, le ritorsioni sono inevitabili. Nel passato, come oggi, la Cina ha risposto con dazi mirati e restrizioni su risorse strategiche, come i minerali rari, fondamentali per il 90% della produzione di batterie e semiconduttori.

Un altro insegnamento storico è che le guerre commerciali raramente raggiungono gli obiettivi dichiarati. Negli anni ’80, gli Stati Uniti imposero dazi del 100% sulle motociclette giapponesi per salvare Harley-Davidson. Sebbene l’azienda sopravvisse, il Giappone spostò la produzione negli USA, aggirando i dazi, e i consumatori pagarono prezzi più alti. Analogamente, i dazi attuali mirano a rilocalizzare l’industria americana, ma solo il 2% dei posti di lavoro manifatturieri è tornato negli Stati Uniti dal gennaio 2025, mentre le piccole imprese hanno tagliato 50.000 posti nel commercio al dettaglio.

Le guerre commerciali hanno anche un impatto geopolitico. Durante la disputa del 2018, la Cina rafforzò l’iniziativa Belt and Road, investendo 200 miliardi di dollari in infrastrutture globali per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. Oggi, Pechino sta consolidando alleanze con Russia e Iran, mentre limita l’accesso a materiali critici, spingendo paesi come Australia e Cile a colmare il vuoto. Questo suggerisce che i dazi, anziché indebolire l’avversario, possono accelerare la riconfigurazione delle alleanze globali.

Tuttavia, la storia offre anche esempi di successi limitati. Negli anni ’90, gli Stati Uniti usarono la minaccia di dazi per aprire i mercati giapponesi e sudcoreani, ottenendo accordi commerciali vantaggiosi senza escalation. Questo indica che i dazi possono funzionare come leva negoziale, ma solo se accompagnati da diplomazia. Nel 2025, invece, l’assenza di dialogo diretto tra Trump e Xi Jinping rende improbabile una risoluzione rapida, prolungando l’incertezza.

Le conseguenze attuali riflettono le esperienze passate. I mercati globali hanno perso 2,5 trilioni di dollari in valore da aprile 2025, riecheggiando le turbolenze del 2018. L’inflazione globale, prevista al 3-4%, minaccia il potere d’acquisto, mentre il PIL mondiale potrebbe ridursi dell’1-2% entro il 2027 se il conflitto persiste. La storia ci avverte che le guerre commerciali non hanno vincitori assoluti: proteggono alcune industrie, ma a scapito di consumatori, imprese e stabilità globale.

Per il futuro, la chiave è bilanciare protezione e cooperazione. La storia insegna che i dazi funzionano meglio come strumento temporaneo, non come strategia permanente. Senza negoziati credibili, il conflitto USA-Cina rischia di ripetere gli errori del passato, con costi che ricadranno su tutti.