'The social', Zuckerberg e la sua 'pubblica piazza' piena d'odio
Nuovo film sullo zar di Facebook/Meta, glaciale e dispotico nel ritratto di Strong
(di Francesca Pierleoni) Facebook "non è l'arbitro ma la piazza pubblica". E' una delle frasi più significative pronunciate da un glaciale Mark Zuckerberg (interpretato da Jeremy Strong), in The social: il prezzo della verità di Aaron Sorkin, con Mikey Madison, Jeremy Allen White, Wunmi Mosaku, Betty Gilpin, Billy Magnussen, Bill Burr. E 'il nuovo ritratto, più che mai attuale, in arrivo nei cinema l'8 ottobre distribuito da Eagle Pictures, del miliardario tech e della strada intrapresa nel gestire l'universo online, con conseguenze globali sempre più pesanti, vista la diffusione in rete sistematica di fake news, deepfake, odio, propaganda politica, complottismo, disinformazione, razzismo, bullismo, abusi, violenza in ogni forma. Un panorama cupo al quale il cinema quest'anno risponde guardando senza sconti anche ad altri due zar del web (e non solo), il documentario Musk di Alex Gibney, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, e Artificial di Luca Guadagnino, su Sam Altman e Open AI, che ha appena debuttato al New York Film Festival, ottenendo il plauso della critica. Sorkin, già autore della sceneggiatura, premiata con l'Oscar, del film di David Fincher The social network (2010), sulla nascita di Facebook, punta stavolta l'obiettivo sullo scandalo mondiale dei Facebook Files, che ha investito la piattaforma social (poi ribattezzata Meta) nel 2021. "Nel 2010 Facebook contava 500 milioni di membri - ha spiegato il regista e sceneggiatore -. Oggi, invece, ne ha 2,9 miliardi. È diventato qualcosa di radicalmente diverso. Oltre due terzi degli americani si informano tramite Facebook. Il problema è che gran parte di ciò che diffonde è semplicemente falso. Facebook sta riversando disinformazione di massa, cose che ti indignano e ti fanno arrabbiare, in modo che tu continui a ricondividerle". A rivelare il meccanismo di come ciò sia stato possibile, è stata proprio l'inchiesta 'Facebook Files', realizzata dal reporter del Wall Street Journal, Jeff Horwitz (qui con il volto di Jeremy Allen White) basata sulle rivelazioni e i documenti diffusi da un'informatrice, la giovane ingegnera informatica, master a Harvard, Frances Haugen (Madison), assunta da Facebook proprio per monitorare con il team interno per l'Integrità civica (poi eliminato) la diffusione dell'odio e la violenza sul social. Nei dati si evidenziavano le conseguenze della scelta operata da Facebook nel 2018, per aumentare le interazioni degli utenti, di adottare un nuovo algoritmo basato sulle Msi (Meaningful Social Interactions cioè interazioni sociali significative) che non indirizzava più il traffico in base ai like, ma al massimo coinvolgimento degli iscritti. Da lì sono apparsi sempre più contenuti volti a suscitare le reazioni più intense, in particolare legati alla rabbia, la violenza, l'odio, la disinformazione. Una polarizzazione estrema che Zuckerberg si sarebbe rifiutato di fermare per non perdere profitti e iscritti, nonostante i vari campanelli d'allarme. Il film, nel quale la potenza del tema e della scrittura, non è sempre accompagnata da uno sguardo registico altrettanto stimolante, segue il percorso umano di Frances Haugen (tratteggiata da Madison in modo coiunvolgente e sfaccettato), che credeva fermamente nel suo lavoro a Facebook, andando in crisi però dopo aver scoperto che una conoscente, anni prima aperta e idealista, si fosse radicalizzata sul social sempre di più fino a diventare una lunatica razzista e complottista. Il grosso punto interrogativo nel casting era Jeremy Strong, che ha ereditato il ruolo di Zuckerberg da Jesse Eisenberg, dopo che l'attore, interprete del personaggio in the Social network aveva rifiutato di riprenderlo. Rispetto allo Zuckerberg iperattivo, nevrotico e affabulatore di Eisenberg, quello di Strong, con tanto di improbabili capelli biondi, perde i tratti più giovanilistici per mostrarsi come una sorta di imperatore dispotico, dissociato dagli altri fino a quasi sembrare un alieno, che appare scosso solo nel serrato confronto con l'ex amico Charlie (Bill Burr), diventato uno dei suoi spietati critici. Un ritratto, quello di Strong, che pare andare oltre l'uomo per diventare il riflesso agghiacciante di un sistema nel quale nonostante gli scandali e le momentanee frenate, sembrano continuare a prevalere le convenienze economiche e politiche, amplificate dal legame tra i miliardari tech e l'amministrazione Trump.
D.Wang--ThChM
